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Modi di dire in Puglia. Forme dialettali di ieri e di oggi

Immagine del redattore: Angelo Coletta
Angelo Coletta
28 ago 2021
Tempo di lettura: 2 min

In Puglia, la lingua racchiude una lunga raccolta di detti regionali, che rappresentano l'anima e la saggezza della nostra tradizione.


In Puglia, la bellezza della tradizione non è solo "visibile" attraverso il cibo ed il mare. Anche il suono, infatti, merita la sua parte. La nostra lingua locale, sotto forma di dialetto, descrive al meglio la tradizione, la cultura, la spontaneità di questa regione: spesso descritti come modi di dire o anche come pillole di saggezza, le forme dialettali pugliesi sono atemporali: nonostante provengano dal passato, queste frasi racchiudono un significato veritiero, sapiente ed attuale, insomma senza tempo. Si crea, così, un ponte col passato, avvicinandoci maggiormente ai tempi dei nostri nonni e dei nostri antenati pugliesi.

Centro storico pugliese

La centralità del significato, di rado interpretato in modo vario e personale, è preponderante in questi detti: la pura semplicità del contenuto della frase è tale da donare, in ogni circostanza, un pizzico di magia a questi modi di dire, e spesso chiudere, anche ironicamente, una riflessione o una chiacchierata fra amici.


Ecco una lista delle frasi pugliesi di ieri e di oggi (in particolare della provincia barese e leccese), con annessa traduzione in italiano.


L'acque ca non è fatt, 'ngiel ste.

- L'acqua che non è scesa, in cielo sta


Vutt u' ciucc' andò vole u' patrom

- L'asino va dove vuole il padrone


A sciacquè la cap o' ciocc' s perd timb e sapon

- A lavare la testa al somaro si perde tempo e sapone


A chiang', alla chjs

- Se vuoi piangere, fallo in chiesa


U bov che disc ch'rnot o ciocc

- Il bue che dice cornuto all'asino


Ce bell uo parè, ogne iusse ta va duè

- Se bello vuoi apparire, un po' devi soffrire


Megghj ferit ca muert

- Meglio ferito che morto


Steip ca trouv

- Conserva che troverai


Ci spartj ava ve' la meggja part

- Chi divide avrà la parte migliore


Ogne petra azza parite

- Ogni pietra eleva il muro


Citt citt 'mmenz a la chiazz

- Zitto zitto in mezzo alla piazza


Chi vo mal a sta cas a va morì prima ca trass

- Chi vuole male a questa casa deve morire prima di entrare


Niscion nasc 'mbarat

- Nessuno nasce istruito


Chi pèggre se fasce, u lupe se la mange

- Chi pecora si fa, il lupo se la mangia


Pane e p'm'dor mett sagn' e ch'lor

- Pane e pomodoro mette sangue e colore


Ce ricche te uè fà va n-gambbàgne e mmìttete ad arà

- Se ricco ti vuoi fare, va' in campagna e mettiti ad arare


La muert du pulp iè la c'podd

- La morte del polpo è la cipolla


La cer s' strosh e la procession non camin

- La cera si consuma e la processione non cammina


Ci camina llicca, ci resta a casa sicca

- Chi va in giro raccoglie sempre qualcosa, chi non si muove no


Mat'a cchèdda terre ca non vede u patrùne

- Male a quella terra che viene trascurata dal padrone


Ogne e bbene dalla terre vène

- Ogni bene dalla terra viene


Cumu spinni, mange

- Come spendi, mangi


E non finisce qui. La comunicazione pugliese passa anche da particolari espressioni e da singolari gesti con le mani.. ma questa è un'altra storia. E ve la racconteremo!



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