La focara di Novoli. Storia e programma 2022

Aggiornamento: 14 gen 2022
Come da tradizione, nella città di Novoli si terrà anche quest'anno una ricorrenza molto sentita dai salentini. Si tratta dalla tanto attesa "Focara".
A Novoli, in provincia di Lecce, ogni anno le strade di questa città brulicano di cittadini e non solo per ammirare la nota Focara, con cui si indica un grande falò, probabilmente il più grande del bacino del Mediterraneo, puntualmente realizzato in onore di San Antonio Abate Il falò viene acceso solitamente il 16 gennaio, ma l'attesa della festa incomincia già dal mese precedente: con la "festa della vite", tenutasi quest'anno il 12 dicembre 2021, vengono poste le prime fascine, segnando l'inizio dei lavori.
Il falò, infatti, inizia con la raccolta delle fascine, a cui segue la legatura dei tralci e infine termine in Piazza Schipa con la costruzione vera e propria.
Facendo un passo indietro nella storia, si nota come questa festa abbia radici secolari. Il culto di San Antonio, o "santo del fuoco", venne ufficializzato nel gennaio 1664, in occasione della dichiarazione di S. Antonio come protettore di Novoli, da parte del vescovo Pappacoda. La costrizione della prima focara, invece, risale al 1905. Ma come avveniva?
In passato era in voga l'usanza di chiedere ai cittadini un obolo, ossia un'offerta in denaro per organizzare l'evento. A ciò si aggiungeva un'altra tradizione: si poteva vedere il carretto, condotto da un ragazzo che raccoglieva legna, rami, tralci di vite legati in fasci e oggetti combustibili in disuso.
Per la buona riuscita della manifestazione, ogni anno si formava un comitato, con cui un gruppo di novolesi si riunisce per raccogliere i mezzi per assicurare la festa. E col passare del tempo, l'Amministrazione comunale ha provveduto all'organizzazione della festa, e al mantenimento della tradizione.
La festa di S. Antonio, inoltre, non si ferma solo alla focara: la benedizione degli animali è una manifestazione importante. La cultura popolare attribuisce a Sant'Antonio Abate la capacità di protezione verso gli animali. Nell'iconografia classica, S. Antonio è raffigurato assieme ad un porcellino, avendo in mano un bastone con un campanello, utile per richiamare gli animali.
Non può mancare la processione. In passato, i pellegrini percorrevano l'intero percorso della processione scalzi, con in mano grossi ceri, dando vita a quella che un tempo si chiamava l'intorciata ('nturciata). La processione continuava la mattina del 17 gennaio coi pellegrini che accompagnavano la statua fino alla Chiesa Matrice. Durante questa processione veniva sparata la "strascina", una vasta batteria che terminava con uno sparo più forte.
Oggi, la strascina non viene più utilizzata, ma in compenso durante la processione sono sparati dei colpi isolati, fino all'arrivo del Santo davanti alla Piazza S. Antonio Abate. La fine della processione porta a spostare l'attenzione sulla focara.
Il 17 gennaio è quindi la festa di San Antonio Abate, ma non solo. In questa data spunta un'altra ricorrenza, ossia il giorno dei numeri unici novolesi, giornali umoristici del luogo. Per citarne alcuni, ci sono Le Fasciddre te la focara, Sant'Antonio e l'Artieri, La strascina, Sant'Antonissimo Nuesciu. Oggi, queste testimonianze costituiscono le maggiori fonti sulla tradizione legato al culto della focara e di San Antonio.
Il 18 gennaio è è considerata la festa te li paesani, in cui i novolesi, superato il grande giorno, si godono gli ultimi momenti della festa, senza il grande flusso di visitatori esterni.
Programma

Buona festa!





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