Dalla Sicilia a Polignano a mare: l’avvincente storia di San Vito

Aggiornamento: 4 gen 2021
Polignano e San Vito, un intreccio indissolubile fra folklore e tradizione
A Polignano a Mare, durante il mese di giugno, si celebra una festività piuttosto sentita dagli abitanti della città marittima: il culto di San Vito è un appuntamento che affascina migliaia di devoti e turisti, che ogni anno accorrono per assistere al tradizionale e ricco programma di questo evento.
Festeggiamenti, tradizione, cerimonia, tutti elementi che fanno la gioia dei polignanesi e dei forestieri che visitano il paese. Quali sono, tuttavia, le radici storico-religiose che legano Polignano al culto di San Vito? Si tratta di una vicenda avvincente, racchiusa tra dati cronologici e folklore. E noi siamo qui per raccontarvela!
San Vito: la storia
Partendo dalle radici del culto, è bene chiarire l’origine di tale devozione e come sia arrivata in questa meravigliosa città. Il martire nacque a Mazara del Vallo, in Sicilia, nell’anno 286. Proveniente da una nobile famiglia, San Vito perse la madre precocemente, e fu affidato dal padre Iles ad una nutrice cristiana, Crescenzia, che lo battezzò segretamente e gli impartì un’educazione cristiana.
Ormai cresciuto a contatto coi principi cristiani, Vito incontra l’ostilità del padre, pronto ad adottare qualsiasi misura affinché abbandonasse la fede. Iles denuncia il figlio a Valeriano, prefetto della Sicilia, che prima imprigiona, poi tortura il martire nel tentativo di persuaderlo a venerare gli dei.
Pur di salvarsi, Vito, Crescenzia e suo marito Modesto fuggono insieme e, dopo giorni di navigazione, sbarcarono nel promontoio di Capo Egitarso, oggi meglio conosciuto come Capo San Vito, nel nord-ovest della Sicilia, dove iniziano a predicare il Vangelo.
Il santo si muove per tutto il territorio della Sicilia, e la sua fama raggiunge l’imperatore Diocleziano. Il sovrano, a dispetto della sua forte idea persecutoria nei confronti dei cristiani, chiede aiuto al santo per liberare suo figlio dalla corea, malattia caratterizzata da contrazioni muscolari, meglio nota come “ballo di San Vito“. Ottenuto il favore dal Santo, l’imperatore imprigiona Vito, Crescenzia e Modesto, dandoli in pasto ai leoni.
Nonostante il supplizio, i tre sopravvivono grazie ad una caldaia di piombo fuso, uscendone illesi. Il 15 giugno 1299 vengono martirizzati: sottoposti alla catasta, brutale tortura dell’epoca, i loro corpi vengono macinati.
Nonostante le sue origini sicule, la tradizione di San Vito si è diffusa in numerose città italiane, fra cui Polignano a Mare. Pare che dopo il martirio, una Pia matrona, Fiorenza, durante tempesta sul fiume Sele, abbia invocato Dio che inviò San Vito in suo soccorso. Il santo chiese di trasferire le sue spoglie e quelle di Modesto e Crescenza in un luogo detto “locus marianus”. Fiorenza, non comprendendo a quale preciso luogo si riferisse il santo, diede ordine di costruire una chiesa nella località dove fu salvata.

Poco dopo, il fratello di Fiorenza cadde in malattia e chiese aiuto a Dio; a lei apparse in sogno San Vito, che le comunicò la pronta guarigione di suo fratello se avesse dato degna sepoltura a lui e ai suoi precettori nel, già citato, locus marianus. Fiorenza, svegliatasi, incontrò un giovane medico che volle, in cambio della guarigione del fratello, andare con loro nel locus che rivelò trovarsi in Puglia. Il luogo indicato da San Vito si trovava nei pressi del Castrum Polymnianense.
Dopo oltre 20 giorni di navigazione, Fiorenza raggiunse il porto del castrum, nei pressi del quale fu eretta una chiesa in onore dei tre martiri. Inoltre furono acquistati alcuni poderi, dati poi in dono ai frati benedettini affinché potessero proseguire la devozione verso i martiri.
L’edificio religioso fra ieri e oggi
La basilica, sorta attorno al 900 d.C., subì una massiccia distruzione nel 1300 a causa delle incursioni degli ottomani, per poi essere ricostruita dai veneziani un secolo dopo.
Nel 1700 il complesso fu donato all’ordine benedettino dei SS. Apostoli, e in seguito passò al Regio Demanio. Dal 1866 l’abbazia fu venduta ai Marchesi La Greca, ancora oggi proprietari dell’edificio, eccetto la chiesa, di proprietà del Fondo edifici di Culto del Ministero degli Interni. Nonostante ciò, la chiesa è data in concessione alla Chiesa Matrice Santa Maria Assunta, che ne cura ogni aspetto della vita religiosa.
Degni di nota sono i reliquiari custoditi nell’abbazia: il braccio, reliquiario ad opera di un ignoto argentiere napoletano, contenente il sacro osso di un braccio del Santo, e il Pisside, reliquiario contenente la rotula di un ginocchio del martire.
Diffusione del culto e devozione
Come accennato all’inizio, il culto di San Vito ha avuto larga diffusione in tutto il mondo: basti pensare alla Cattedrale di San Vito a Praga, in Repubblica Ceca, o in Brasile, dove una comunità di emigrati polignanesi prosegue il culto di San Vito fra i vicoli e la strade di San Paolo.
Ancora oggi, è possibile notare osservare statue e icone di San Vito in alcune alcuni angoli della città, dal centro storico al lungomare. Il Santo, il cui segno distintivo è la palma del martirio, viene di solito raffigurato all’interno di un calderone, in memoria del martirio, o fra due cani. E sono molti coloro che si sono a lungo interrogati su questo strano collegamento fra il santo e le bestie. Pare che San Vito sia riconosciuto come patrono degli animali, perché nel momento in cui lui, Crescenza e Modesto furono abbandonati nel covo dei leoni, i felini si ammansirono e cominciarono a lambire i piedi delle tre vittime.

Un’altra leggenda racconta le sue attenzioni nei confronti di alcuni malati: infatti, è anche chiamato protettore dei ballerini, poiché spesso guarì i malati di “Corea”, malattia sopra citata, i cui sintomi (contrazioni, tremori) ricordano i movimenti dei ballerini.
Rituali e folklore
Le celebrazioni si tengono ogni anno a partire dal 14 giugno per tre giorni di fila, con la suggestiva e memorabile processione via mare, a bordo di una zattera. La processione parte dal piccolo porto di San Vito, prosegue per la costa frastagliata della città e raggiunge lo scoglio dell’Eremita, per poi aggirarlo, riprendere la via del ritorno e attraccare a Cala Paura.
Da qui prende avvio la processione a piedi per i vicoli del paese e si conclude nel centro storico, luogo in cui ogni anno è allestito un altare, sui cui il santo è esposto fino al 16 giugno. Una processione conclusiva riporta la statua del santo nell’abbazia di San Vito.




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