La nostra Pearl Harbor? Taranto, novembre 1940!

L'attacco militare giapponese alla flotta americana a Pearl Harbor nel 1941 è un evento noto a tutti. Ma quanti sanno che nel 1940 anche in Puglia, a Taranto, si verificò un attacco navale dalle grandi portate? E perché?
Agli inizi quarantennio novecentesco, l'Italia, alleata della Germania, è in piena seconda guerra mondiale. Nel 1940, precisamente fra l'11 e il 12 novembre, si verifica un evento che resterà noto nella memoria dei pugliesi e non solo: la flotta navale della Regia Marina italiana fu fortemente attaccata nel porto di Taranto dagli aerei inglesi della Royal Air Force (RAF). I feriti furono oltre 500, i caduti attorno ai 60. Anche le navi subirono una sorte non da poco: un gran numero di navi italiane fu messa fuori combattimento.
Considerando che il porto di Taranto era fra le maggiori basi navali d'Italia, un evento di questa portata durante la guerra, probabilmente, più catastrofica dello scorso millennio destò attenzione, oltre a scombussolare gli equilibri (per quanto ce ne siano durante una guerra).
Il conte Galezzo Ciano, l'allora ministro degli esteri, scrisse queste parole in merito: "Giornata nera. Gli inglesi hanno attaccato la flotta alla fonda, a Taranto, e hanno colato a picco la Cavour e gravemente danneggiato la Littorio e la Duilio. Per molti mesi saranno fuori combattimento".
Ma come si arrivò a tale attacco?
Nell'autunno 1941, Mussolini viveva sotto la frustrazione degli insuccessi espansionistici in Europa orientale: con la campagna di Grecia, avviata a fine ottobre, le truppe italiane si erano stanziate in terra greca; il popolo greco, intanto, poteva contare sugli aiuti forniti dagli inglesi e magari su un eventuale intervento britannico. In tal modo, temendo un intervento massiccio degli inglesi, la flotta italiana era stata fatta concentrare a Taranto, con la possibilità di fermare un possibile attacco.
E fu qui che prese piede il piano inglese ai danni del porto di Taranto, al fine di spazzare via le mire espansionistiche italo-tedesche. La Royal Navy stanziò a Malta un gruppo di ricognitori per ottenere informazioni relative all'assetto navale del porto di Taranto.
Il programma d'attacco prevedeva due fasi: nella prima fase, una dozzina di aerei aveva il compito di colpire le navi presenti nel mar Piccolo, nella seconda fase circa 10 aereo-siluranti avrebbero dovuto attaccare le navi del mar Grande. Il tutto fra le ore 23.00 dell'11 novembre e l'1.00 del 12 novembre.
Quel che accadde fu di vasta portata ed in molti sostengono fermamente che tale evento fu preso in considerazione dall'armata giapponese in preparazione all'attacco alla base statunitense di Pearl Harbour, avvenuto il 7 dicembre del 1941.
Probabilmente però ai "piani alti", questo attacco non fu ben considerato. Sempre Ciano scrisse: "Credevo di trovare il Duce abbattuto. Invece ha incassato bene il colpo e quasi sembra, in questi primi momenti, non averne valutata tutta la gravità". Un chiaro segnale di come, nonostante il grande eco dell'evento, l'attacco di Taranto non fu ben recepito e forse anche sottovalutato.
Non a caso lo stesso Mussolini dichiarò: "Effettivamente tre navi sono state colpite, ma nessuna di esse è stata affondata. È falso, dico falso, che due altre navi da guerra siano state affondate o colpite, o comunque anche leggermente danneggiate". Insomma, la marina militare italiana era fuori uso, ma il Duce cercò di sviare.
A distanza di oltre 80 anni, tale evento viene ricordato dai cittadini. E a noi, italiani, non resta che ricordare, e mai dimenticare, i combattenti che hanno dato tutto, anche la vita, per difendere i confini nazionali.




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