La Xylella in Puglia: a che punto siamo

Il batterio che ha devastato gli ulivi pugliesi continua a mietere vittime; a che punto siamo nella lotta contro la Xylella
L'argomento Xylella in Puglia è sicuramente uno dei più difficili e delicati, per via delle conseguenze disastrose che questo infimo batterio sta causando negli oliveti della nostra regione. Arrivata in Puglia nel lontano 2008, veicolata dallo "sputacchino", un piccolo insetto, la Xylella fastidiosa in questi anni si è diffusa in gran parte del sud pugliese, sconfinando anche in provincia di Bari.
LA STORIA
In realtà l'infezione fu scoperta intorno al 2013, quando fu chiaro che questo batterio conduceva all'essiccazione dell'albero che attaccava. Ai tempi ci si interrogò sulla vera origine di questa sciagura, da imputarsi con molta probabilità all'importazione in Puglia di alcune piante ornamentali provenienti da altri continenti.
Il dato certo è che, proprio a partire dal 2013, la Xylella ha infettato un numero enorme di ulivi pugliesi. Secondo la Coldiretti, la più importante associazione di rappresentanza dell'agricoltura italiana, il batterio ha distrutto 1/3 degli storici esemplari di ulivi monumentali. Nello specifico, si calcola che solo tra le campagne del Salentino e del brindisino siano andati distrutti centinaia di migliaia di ulivi secolari, in un raggio di 165 km.
Una situazione assolutamente tragica, con le stime che parlano di milioni di piante perse per sempre, e un turbine incessante di burocrazia e decisioni frammentarie che non hanno aiutato i poveri agricoltori a fronteggiare questa immane catastrofe.

IL PASTICCIO BUROCRATICO
L'emergenza Xylella, oltre a costituire un grave problema per l'agricoltura pugliese, si è rivelata anche teatro di una diatriba burocratica che ha incredibilmente rallentato le azioni di salvaguardia degli ulivi. Negli anni direttamente successivi al 2013, fu infatti realizzato un piano di contenimento del batterio, che prevedeva l'abbattimento di una serie di ulivi e la creazione di una zona cuscinetto. Tale zona sarebbe stata utile a interrompere il contagio e circoscrivere l'epidemia.
Nel 2015, invece, la procura di Lecce è intervenuta sequestrando gli ulivi oggetto di eradicazione, perché, secondo studi effettuati dagli esperti da loro coinvolti, l'essiccazione di queste piante non era direttamente correlata alla Xylella. Seguendo questa linea, la procura aprì anche un'indagine contro alcuni ricercatori scientifici e contro l'allora commissario straordinario per l'emergenza Siletti.
Di fatto la procura affermava che esistessero già altri nove ceppi di Xylella attivi in Puglia, e che dunque la situazione non rientrava nei termini di un'emergenza. Tuttavia, già nel 2016, questa tesi fu smentita, e gli alberi dissequestrati, in quanto fu individuato un solo ceppo di Xylella fastidiosa come causa della morte degli arbusti.
Questo ritardo, purtroppo, si è rivelato decisivo. Molti ulivi sono stati completamente distrutti, e la Xylella, negli anni di lentezza burocratica, ha trovato terreno fertile per la sua diffusione. Come se non bastasse, l'UE nel 2016 ha anche aperto una procedura di infrazione nei confronti dell'Italia, proprio a causa dei ritardi nell'adozione di misure contro il batterio.
NOTIZIE PREOCCUPANTI
In questi ultimi anni, gli attacchi causati dalla Xylella non hanno mai avuto un termine, come testimonia il focolaio verificatosi nella provincia della BAT solo lo scorso dicembre. In un vivaio di Canosa, si è registrato un focolaio sulle piante Dodonaea viscosa purpurea. Seppur le autorità abbiano accertato che si tratti di un caso isolato, non si esclude la possibilità che ce ne possano essere altri nelle vicinanze, nell'immediato futuro.

LA SPERANZA
Tuttavia, pare esserci una piccola dose di speranza. Alcuni ulivi hanno mostrato resistenza al batterio: si tratta del Leccino e la FS-17, di derivazione della varietà Frantoio, entrambi scoperte dall’Istituto per i sistemi agricoli e forestali del Mediterraneo del Cnr. Seppur in grado di contrarre l'infezione, queste specie hanno dimostrato un alto livello di resistenza, tale da evitare il disseccamento.
Nonostante gli ottimi risultati, è ancora presto per cantare vittoria. Qualche studioso sostiene che tali specie di piante dimostrino una certa tolleranza al batterio, ma non una totale resistenza.
Intanto, l'idea di realizzare nuovi agri, reimpiantando la varietà FS-17 nel Salento appare una via possibile, seppur ancora da valutare: le condizioni ambientali del territorio salentino potrebbero generare problemi di fruttificazione, nonché causare un prolungamento dei tempi per ottenere risposte chiare e concrete.
Nel complesso, la situazione appare in costante divenire, e ricerca e monitoraggio diventano armi fondamentali per rispondere colpo su colpo a questa immane sciagura. Nuovi studi sono in procinto di dare risultati a quello che, da diversi anni, rappresenta la buia notte per gli agricoltori pugliesi e per gli amanti delle bellezze della nostra terra. Nella speranza che, prima o poi, giunga davvero l'alba.




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